lunedì 17 febbraio 2020

Il bambino con il pigiama a righe




Questo racconto drammatico pensato e creato nel 2008 dal registra Mark Herman racconta di        un’amicizia che può unire quello che le barriere dividono.  Durante la Seconda Guerra mondiale, Bruno figlio di un generale nazista, sua madre Elsa e sua sorella Gretel sono obbligati, a seguito di una promozione del padre, a lasciare la città e tutti i propri amici per trasferirsi in una casa di campagna. Poco dopo il trasferimento il piccolo Bruno scopre che vicino alla nuova casa sorge un campo di concentramento. Spinto dalla curiosità e dalla passione per l’avventura Bruno decide di esplorare i dintorni della tenuta e riesce così a scoprire un passaggio segreto che lo conduce ai confini del campo di concentramento. Proprio in quel momento conosce Shmuel, un bimbo ebreo suo coetaneo. Tra i due nasce un’amicizia che niente potrà dividere…dopo vari giorni che i due bimbi si incontrano separati dal filo spinato, Bruno decide di entrare dentro il campo per aiutare il suo amico a cercare il padre scomparso ormai da tempo. Non appena Bruno riesce ad entrare nel campo i due piccoli vengono portati nelle famose camere a gas e di loro rimane ormai soltanto un ricordo. Tutto il male che il papà ha fatto ai poveri e agli innocenti Ebrei gli si è rivolto tutto contro…così che la mamma e la sorella di Bruno si allontanano dal padre, colme di rabbia e di pentimento, dopo aver capito il male creato alle famiglie uccise per le loro convinzioni e, quindi, per una forma molto forte di razzismo. Io personalmente penso che tutto il male creato, tutto il dolore che si è fatto non si debba creare mai più. Perché secondo me se si è capaci di maltrattare, uccidere bambini, donne e neonati, non si è uomini, ma animali senza pietà .
Simona Tomasicchio III G.


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