sabato 13 giugno 2020

saluti di fine anno


Bene, l'anno scolastico 2019/2020 volge ormai al termine, portando con sè un bagaglio di ricordi e di esperienze che per la loro intensità difficilmente potremo dimenticare.
Con l'auspicio che a settembre si possa ritornare in aula tutti insieme


La redazione di "Clikkiamo la scuola" augura ai lettori

serene vacanze estive!

Incontri on line con gli autori




Uno dei numerosi progetti  d’Istituto proposti quest’anno dalla nostra scuola è stato “Incontro con l’autore”, realizzato non solo grazie all’impegno delle referenti, le prof.sse Badalamenti e Li Puma, ma anche grazie alla partecipazione delle famiglie.
 L’iniziativa,  già avviata da molti anni in collaborazione con la libreria Modusvivendi, prevede la conoscenza diretta degli scrittori di alcuni romanzi e racconti che gli studenti hanno letto nel corso dell’anno scolastico. Molte classi dell’Istituto (ben ventinove), durante i mesi autunnali, hanno aderito al progetto, hanno intrapreso con i loro insegnanti la lettura del testo scelto e si sono preparate al confronto con gli autori, previsto nel primo periodo del secondo quadrimestre.
 Purtroppo, a causa dell’emergenza sanitaria nazionale e della conseguente sospensione delle lezioni nel mese di marzo, non è stato possibile ricevere a scuola gli attesi ospiti. Durante il periodo della DAD, tuttavia, non ci si è arresi e il progetto è stato ugualmente portato a termine con soddisfazione da parte di tutti: all’interno di ciascuna classroom, i docenti  hanno raccolto le domande degli studenti e le hanno fatte pervenire agli autori. In questo modo F. D’Adamo, autore del romanzo “Oh, Harriet!”, ha avuto l’opportunità di rispondere a  un’intervista che poi è stata diffusa e letta in formato cartaceo, mentre G. Alvisi e A. Piccione, autrici rispettivamente dei romanzi “Troppo piccola per dire sì” e “E’ arrivato l’ambasciatore” , hanno  partecipato a due videolezioni moderate dalle prof.sse  A. D’Amato e V. Barranco. G. Parisi, autrice di “Io bullo”, ha invece partecipato a una diretta Instagram  con tutti gli alunni (delle scuole secondarie di primo e di secondo grado di Palermo)  che avevano letto il suo libro.   
Grazie alla collaborazione tra  i professori delle classi interessate , i responsabili della libreria e gli autori dei libri adottati, gli incontri sono, dunque, avvenuti ugualmente; a seconda dei casi e delle esigenze, si è fatto ricorso a risorse e  modalità differenti , ma è stato comunque garantito, se pure a distanza, il dialogo tra autori e lettori e gli alunni della scuola Cesareo, anche rimanendo a casa, hanno avuto la possibilità di vivere un’esperienza interessante  e stimolante.





 La redazione
(Per la rubrica “La scuola siamo noi”)

venerdì 5 giugno 2020

Filastrocche in quarantena


Gli alunni della classe IN, durante il periodo della DAD, dopo avere avviato lo studio dei testi poetici e la lettura di filastrocche, nonsense e limerik, si sono cimentati personalmente con la stesura di rime sul periodo che stiamo vivendo, sulla battaglia contro il Coronavirus, sulla didattica a distanza e sulla lunga permanenza a casa. Gli ultimi tre mesi saranno pagine di storia,  e questi brevi componimenti restituiscono con freschezza i sentimenti, le fatiche, le angosce e i desideri provati in questi giorni dai nostri giovani studenti.
                                                                                              La redazione

La IN presenta:

Filastrocche in quarantena

Filastrocca rap
Noi stiamo a casa
e questo non ci gasa
niente scuola né lezioni
ma solo case e abitazioni,
niente incontri, niente abbracci
ma solo distanza tra gli avambracci.
Tutti insieme a fare impasti,
tra farine e mattarelli,
e ascoltare i caroselli
del nostro Presidente
che non ci mente…
                                   Giorgia Albegiani

Cappucci, mascherine e guanti
Il 5 marzo ci siamo fermati
e tutti a casa siamo restati.
Il Covid era nell’aria
e molti vecchietti sono stati intubati.
A scuola non andiamo
e la didattica on line ora facciamo.
Cappucci, mascherine e guanti…
Davanti al PC siamo tutti quanti.
                                          Anello Rebecca

Tutti i continenti per mano
La quarantena non ci rovinerà
perché noi abbiamo una dignità.
I dottori ci devono aiutare
ma noi a casa dobbiamo restare.
A stare in casa ci si annoia
ma con la famiglia il cuore si riempie di gioia!
 Spero che questa quarantena finirà
e che torneremo alla normalità.
Immagino tutti i continenti che si tengono per mano,
per poi insieme andare lontano.
                                                                Alice Sutera

Sognando il mare
Due mesi sono passati
e Conte non ci ha ancora liberati.
Sono ancora a casa esaurito
e i libri ormai mi hanno seppellito.
Ma un pensiero bello mi rimane:
le mie fatiche non saranno vane,
una cosa c’è da sperare:
è che Conte non chiuda pure il mare!
                                                   Alessio Ribaudo

Vita breve al virus!
Tu hai la corona, ma non sei un re,
ti senti più forte, ma vero non è.
In uno starnuto nasconderti potrai,
ma poca vita in un gomito avrai.
Gli abbracci e le strette di mano
sono il tuo pane quotidiano.
E ora che ho scoperto il trucchetto
io tengo le mani sotto il rubinetto.
Con acqua, sapone e disinfettante,
a casa e a scuola sarò un buon aiutante,
perché io voglio bene a ognuno di voi
e poco importa … noi siamo eroi.
La scuola, gli amici, l’affetto dei cari,
sentirli potrò con gli auricolari.
Torneranno gli amici e i parenti
Fra tanti sorrisi e gli abbracci avvolgenti!
                                                     Dennis Sorgi

Restiamo uniti!
Ormai la nostra vita non è più la stessa,
non possiamo neanche andare a messa,
è l’Italia uno dei paesi più colpiti dalla pandemia,
ma sui nostri balconi c’è sempre un po’ di allegria.
Niente più compleanni, feste o concerti,
il Corona virus ci ha rinchiusi sotto i nostri tetti.
File lunghe fuori dai supermercati
E possiamo uscire solo con mascherine e guanti.
Stiamo insieme e, uniti dalle finestre, cantiamo!
Non abbiamo paura del virus,
perché noi Italiani non ci arrendiamo!
                                                   Giorgia Calì

Che fatica la Dad!
C’è qualcosa di diverso oggi nel mio studiare,
da quando con il computer sono costretta a operare.
Se usare devo esclusivamente Argo,
di non avere ancora finito io mi accorgo.
Pagine e pagine allo scanner passo
E con un clic alla memoria del PC li ripasso,
le loro immagini in file trasformati
ai docenti in tempo reale saranno consegnati,
ma se con mia soddisfazione la consegna è presente,
il dolce sorriso della mia insegnante, ahimè, è assente.
                                                                            Sara Capizzi
Nella battaglia
Questa quarantena è difficile,
stare in casa sembra invivibile,
ma dobbiamo essere forti
e combattere la battaglia contro le brutte sorti.
Sto parlando di un virus letale,
non bello da affrontare, 
si può finire in ospedale
ed è difficile a casa ritornare.
Dobbiamo essere felici di stare a casa con i nostri cari
e fra poco i nostri amici poter riabbracciare, insieme ai nostri familiari.
                                                                   Alessandro Di Gregorio
Chiusi in casa
A casa devo stare,
a dormire, studiare e giocare.
Ogni giorno è sempre uguale,
soprattutto nel periodo attuale.
Anche se la scuola è chiusa
la didattica non è esclusa:
i  nostri professori
ci aiutano correggendo i nostri errori.
Spero che questo virus sparisca
e l'isolamento al più presto finisca!
                                      Ludovico Palmeri

La didattica a distanza
                                                                      
A scuola non possiamo andare                                                                        
e i compiti dobbiamo fare.
La didattica a distanza serve a questo,
per fare i compiti e non stare a letto.
Per verificare se abbiamo lavorato,
le foto su argo abbiamo mandato.
Dobbiamo resistere un altro pochino,
però serve un aiutino.
Noi a casa dobbiamo stare
e i compiti dobbiamo fare.
Spero che finisca presto
questo momento tanto sofferto.
                                    Karola Santoro

Le leggi non si infrangono
La vita in quarantena è dura,
tutti i negozi in chiusura.
Dobbiamo continuare a lottare
contro questo virus da acciuffare.
Stiamo allegri in casa
perché  c’è chi sta peggio in ospedale,
la nostra vita per adesso su questo si basa
perché il problema da affrontare non è banale.
Amici e parenti adesso ci mancano
Il tempo per recuperare sarà dietro l’angolo
E di certo non  scappano!
Però adesso le leggi non si infrangono.
                                    Davide Pietro Taormina

Per fortuna c’è la play…
Resto a casa e sai perché?
Un virus nell’aria c’è.
Tutti indossano mascherine
per proteggersi dalle goccioline.
A distanza devi stare
se ti vuoi cautelare.
Alla play un mio compagno mi aspetta
per giocare in diretta:
sì, in un mondo virtuale,
noi parliamo e scherziamo e ciò non è irreale.
Talvolta a scuola non volevo andare,
adesso non vedo l’ora di tornare.
Resto a casa e presto potrò uscire,
tutto ciò dovrà finire!
                                   Gabriele Lo Grasso

Per la rubrica "La scuola siamo noi"


lunedì 25 maggio 2020

Falcone e Borsellino


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• Improvvisamente, l’inferno. In un caldo sabato di maggio, alle 17:56, un’esplosione squarcia l’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, nei pressi dell’uscita per Capaci: 5 quintali di tritolo distruggono cento metri di asfalto e fanno letteralmente volare le auto blindate. Muore Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta antimafia. È il 23 maggio 1992.
• 19 luglio, 57 giorni dopo. Il magistrato Paolo Borsellino, impegnato con Falcone nella lotta alle cosche, va a trovare la madre in via Mariano D'Amelio, a Palermo. Alle 16:58 un'altra tremenda esplosione: questa volta in piena città. La scena che si presenta ai soccorritori è devastante. Seguono giorni convulsi. La famiglia Borsellino, in polemica con le autorità, non accetta i funerali di Stato. Non vuole la rituale parata dei politici. E alle esequie degli agenti di scorta una dura contestazione accoglie i vertici istituzionali. Il neo-presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, è trascinato a stento fuori dalla Cattedrale di Palermo, con il capo della polizia Vincenzo Parisi che gli fa da scudo.
• Negli anni nuovi colpi di scena hanno aperto squarci di luce su queste vicende su cui però non c'è ancora completa chiarezza. Ma chi erano i due magistrati-simbolo che hanno sacrificato la vita al servizio dello Stato? E perché sono stati uccisi in modo così efferato?
• Nel quartiere arabo. Le vite di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono intrecciate fin dall'inizio.
Nacquero entrambi a Palermo: Giovanni il 20 maggio 1939, Paolo 8 mesi dopo, il 19 gennaio. Ed entrambi crebbero nella Kalsa, l'antico quartiere di origine araba di Palermo, zona di professori, commercianti ed esponenti della media borghesia. Abitavano a poche decine di metri l'uno dall'altro e furono amici fin da bambini. Insieme giocavano in Piazza della Magione e insieme hanno combattuto contro la mafia fino a sacrificare le loro vite per il bene dello Stato.

Ricerca di Simona Corrao, IIM
(Per la rubrica "Una finestra sul mondo")

La strage di Capaci

 
La strage di Capaci fu un attentato di stampo
terroristico - mafioso compiuto da Cosa Nostra
il 23 maggio 1992 nei pressi di Capaci (sul
territorio di Isola delle Femmine), per uccidere
il magistrato antimafia Giovanni Falcone. Gli
attentatori fecero esplodere un tratto
dell'autostrada A29, alle ore 17:57, mentre vi
transitava sopra il corteo della scorta con a
bordo il giudice, la moglie e gli agenti di
Polizia, sistemati in tre Fiat Croma blindate.
Oltre al giudice, morirono altre quattro
persone: la moglie Francesca Morvillo, anche
lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito
Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Vi
furono 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo
Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e
l'autista giudiziario Giuseppe Costanza.

Ricerca di Carola Corrao, classe IIM

#PalermochiamaItalia


Il 23 maggio viene celebrato l’anniversario della strage di
Capaci, per ricordare uomini che hanno sacrificato
la propria vita per combattere un sistema corrotto. Omertà e
silenzio sono sempre state delle fonti di nutrimento della mafia,
meglio nota come “Cosa nostra”. Questo per anni ha portato la
Sicilia ad essere conosciuta in tutto il mondo solo per questo
aspetto nefasto, finché il sacrificio di uomini come Falcone e
Borsellino ha diffuso tra la gente il bisogno di sentirsi liberi
dal crimine. Ciò, come ha detto in questi giorni in un messaggio
il Presidente Sergio Mattarella, ha rovinato il progetto dei
mafiosi che credevano di spaventare e fermare la gente e, invece,
hanno creato una rabbia tale che ha spinto il popolo al
cambiamento. Borsellino diceva: “È normale che esista la paura,
in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio.
Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un
ostacolo che impedisce di andare avanti. Il vigliacco muore più
volte al giorno, il coraggioso una volta sola”. Questi sono principi
che dovrebbero essere sempre applicati durante la vita perché
essere corrotti è facile, ma opporsi significa fare la differenza.

Rebecca Benvegna, classe IIM

(Per la rubrica "Una finestra sul mondo")

Giovanni Falcone 23/05/1992

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Giovanni Falcone è stato un magistrato italiano che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia senza mai retrocedere di fronte ai gravi rischi a cui si esponeva con la sua innovativa attività investigativa, mosso da uno straordinario spirito di servizio verso lo Stato e le sue istituzioni. È stato tra i primi a identificare Cosa Nostra in un’organizzazione parallela allo Stato, unitaria e verticistica in un’epoca in cui si negava generalmente l’esistenza della mafia e se ne confondevano i crimini con scontri fra bande di delinquenti comuni. La sua tesi è stata in seguito confermata dalle dichiarazioni rilasciate nel maxiprocesso dal primo importante pentito di mafia, Tommaso Buscetta e, negli anni seguenti, da altri rilevanti collaboratori di giustizia.
Grazie al suo innovativo metodo di indagine, ha posto fine all’interminabile sequela di assoluzioni per insufficienza di prove che caratterizzavano i processi di mafia in Sicilia negli anni ’70 e ’80. Il metodo si avvale di indagini finanziarie presso banche e istituti di credito in Italia e all’estero e permette di individuare il movimento di capitali sospetti. Esso è tuttora adottato a livello internazionale per combattere la criminalità organizzata.
Rigore investigativo, indagini finanziarie ed estrema capacità di coesione all’interno del gruppo che è passato alla storia come il “pool antimafia”: queste le caratteristiche che hanno permesso la realizzazione del primo maxiprocesso alla mafia, il più grande risultato mai conseguito contro Cosa nostra. L’eccezionale lavoro di un manipolo di magistrati guidati da Falcone approdò al dibattimento pubblico che vide alla sbarra 475 mafiosi, tra boss e gregari. Esemplare la sentenza, che consentì alla magistratura di condannare all’ergastolo l’intera direzione strategica di Cosa nostra. Accuse poi confermate fino in Cassazione.
Il 23 maggio 1992, Giovanni e la moglie Francesca, di ritorno da Roma, atterrano a Palermo con un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40.  Tre auto,  una Croma marrone, una bianca e una azzurra li aspettano. È la scorta di Giovanni, la squadra affiatatissima che ha il compito di sorvegliarlo dopo il fallito attentato del 1989 dell’Addaura. Ma poco dopo aver imboccato l’autostrada che congiunge l’aeroporto alla città, all’altezza dello svincolo di Capaci, una terrificante esplosione (500 kg di tritolo) disintegra il corteo di auto e uccide Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
La fine di Giovanni Falcone potrebbe essere letta come una sconfitta dei giusti e dello Stato, come la fine di una speranza, ma in realtà la sua morte ha rappresentato l’inizio di una vera rinascita della società civile, che ha spinto le istituzioni statali a sferrare nei confronti della mafia un attacco tale da ridurre quasi al tappeto Cosa nostra.
Il 23 maggio è ormai diventata una data simbolo nella lotta contro tutte le mafie. Nel 2002, in occasione del decennale della strage di Capaci, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, coinvolge le scuole di tutta Italia per realizzare iniziative di educazione alla legalità che hanno il loro momento conclusivo proprio nell’anniversario del 23 maggio, per ricordare il sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che rimangono nella memoria di tutti.
Crescono ogni anno gli studenti e i docenti che rispondono all’appello per la legalità, grazie anche alla collaborazione delle forze dell’ordine, di enti e di associazioni che condividono questo impegno. Anche la nostra scuola quest’anno ha deciso di aderire al flash mob, sensibilizzando tutti gli alunni all’iniziativa. Il progetto, già avviato dell’anno scolastico 2018/2019, viene ogni anno arricchito dai contributi degli studenti nelle tematiche relative alla responsabilità sociale delle imprese. Durante i mesi di aprile e maggio del corrente anno, mediante le modalità della didattica a distanza, noi alunni abbiamo lavorato da casa grazie all’attivazione delle classi virtuali. Il flash mob al quale abbiamo aderito ha previsto di pubblicare nella propria nella propria classroom l’immagine di Falcone e di Borsellino sotto la quale ciascun studente ha potuto scrivere una breve frase ricordo.

                                       Ricerca di Gloria Santostefano, classe IIIN
(Per la rubrica "Una finestra sul mondo")